Monti: Una responsabilità condivisa tra politica e mondo produttivo per la crescita!

Domenica sera da Fazio, Monti ha rilasciato un’intervista in cui ha indicato nella condivisione di responsabilità, tra simdacati, confindustria e politica, la strada per la fuori uscita dalla crisi e per la crescita. Ha inoltre elogiato il senso di responsabilità con cui sindacati e confindustria hanno siglato un accordo per la produttività col governo. Il Presidente si è augurato quindi che l’attuale convergenza fra sindacati e imprese non avvenga per scaricare la responsabilità della crisi sulla sola politica.

“F: Sindacati e Confindustria hanno lanciato un appello congiunto il messaggio è che non c’è più tempo il presidente di confindustria Squinzi ha detto che lo stallo politico di questi 50 giorni ci ha fatto perdere un punto di PIL è così Presidente?
M: Guardi a me fa piacere che sindacati e confindustria prendano una posizione comune si abbracino e manifestino impegni comuni, anche perché per esempio ho dedicato una buona parte del 2012 a ottenere questo e solo in novembre o dicembre ci siamo riusciti facendo aderire tutte le parti dei datori di lavoro e tutti i sindacati tranne uno, ad un accordo per la produttività e io spero le parti vorranno mettere in opera al più presto e che comporta anche qualche incoraggiamento fiscale da parte dello stato, ma bisogna che le cose siano molto chiare, le due parti che si abbracciano e che vogliono dare il senso di essere loro la parte moderna e invece la politica la parte antica che deve darsi una mossa, hanno perfettamente ragione che la politica deve darsi una mossa pur che non si dimentichi che se oggi l’Italia non cresce ed è sempre più fuori dai mercati internazionali questo è dovuto certamente alle lacune di una politica nel corso dei decenni, ma moltissimo lo dico con rispetto, ai sindacati e alle imprese. Il mondo del capitalismo italiano non ha saputo ammodernarsi ha fatto poca autocritica ha spesso investito in situazioni di monopolio o oligopolio e non ha fatto quegli ammodernamenti che in altri paesi sono stati fatti e ha preferito spesso investire in editoria anzi che in attività più direttamente produttive e il mondo dei sindacati ha alcune delle responsabilità storiche nell’arretratezza.
F: Lei dice che non possono chiamarsi fuori…
M: Non possono chiamarsi fuori, sono due grandi responsabili della dinamica insufficiente dell’economia italiana, prima di tutto devono cambiare loro e soprattutto speriamo che in futuro non si ripeta quello che tante volte è successo in passato, cioè che confindustria, cioè per carità i datori di lavoro in generale e sindacati si mettono d’accordo e poi gli oneri finanziari ricadono sullo stato, quella è stata una grande fabbrica dei debiti pubblici e dei disavanzi italiani.”

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