Monti e la “Svolta Civica”

Ieri si è prodotta speranza, un fatto parecchio innovativo in Italia, soprattutto se legato ad un partito politico, eppure è successo: dopo che i giornali si erano affannati ad annunziarne la morte ed officiarne le esequie, Scelta Civica, nelle persone dei suoi eletti (deputati e senatori) si è riunita ed ha discusso il proprio rilancio. Un rilancio con un effetto immediato: convincere Mario Monti a riprenderne la guida, sempre che la squadra che presenterà e discuterà giovedì prossimo venga accettata; ed un effetto più a lungo termine, annunciando un percorso di radicamento territoriale destinato a portare ad un congresso.
La decisione di affidare la presidenza a Monti è stata presa all’unanimità e si è discusso su come formare e portare avanti il partito di cui si è precisato che ha un futuro. Non è insomma solo un baluardo di persone che volevano portare avanti lo spirito e l’agenda del governo Monti, ma si prepara a parlare al Paese in tutte le sue componenti strutturandosi sul territorio.
Scelta Civica in realtà era data per morta soprattutto dai media, mentre ha proposto una Presidente della Repubblica come Anna Maria Cancellieri, la cui candidatura ha raccolto tanta stima da farla poi scegliere a Letta come ministro della Giustizia e ha ottenuto diversi ministeri e sottosegretariati: il ministero per gli Affari Europei, ambito fondamentale del programma montiano, che è stato riconfermato a Moavero Milanesi (ex candidato di Scelta Civica), il ministero della Difesa, che è stato assegnato a Mario Mauro, il sottosegretariato all’Economia, dato a Calenda, e il sottosegretariato agli Esteri, cui è stato chiamato Mario Giro, espertissimo di Africa. Se prima l’immagine di Scelta Civica si era appannata, ora all’improvviso si torna a considerarla un pungolo perché il governo Letta porti avanti le riforme, un polo riformista e innovatore capace di coagulare attorno alle sue proposte il meglio del riformismo di destra e di sinistra.
Questo appare possibile, tanto da portare l’editorialista del “Sole 24 ore” Daniele Bellasio a parlare di “Svolta civica”, ribattezzando il partito in vista di quello che potrebbe diventare se, lavorando sulle riforme, diventasse uno sprone per il governo e attraesse a sé i liberali italiani. Dispiace tuttavia che la vulgata giornalistica consideri contraria a questa spinta la presenza dei cattolici. Su questo punto è necessario chiarire che i cattolici sono tanti e con tanti orientamenti diversi: alcuni, non tutti, sono autentici riformatori e pronti a cambiare le cose tanto quanto i liberali. Papa Francesco sta lì a dimostrarlo, con la trasparenza richiesta allo IOR e la scelta di essenzialità. Molti cattolici di Scelta Civica sono di questa pasta, sono pronti a rischiare, rivendicano diritti non meno dei liberali (hanno presentato una legge sulla cittadinanza per i minori stranieri nati in Italia) non sono certo meno riformisti o versati nel mondo imprenditoriale. Certo nel cattolicesimo politico italiano ci sono stati anche esponenti poco riformatori e pronti più a produrre debito pubblico che a tagliarlo, ma c’è cattolico e cattolico così come c’è liberale e liberale. Scelta Civica o sarà l’unione di spiriti riformatori e saprà guardare più al suo futuro (il progetto comune) che non al suo passato (le provenienze dei suoi membri) o perderà la grande occasione di mostrare che è possibile coniugare il libero mercato con una società attenta a non lasciare indietro i deboli, anche perché che meritocrazia è quella che mantiene la diseguaglianza sociale? Come si fa a premiare il merito se per arrivare a 150 uno parte da 50 e l’altro da 100?
È possibile riuscire a rilanciare un’iniziativa politica per togliere le pastoie che bloccano la nostra economia, adottare misure più incisive contro la corruzione, costruire una giustizia efficiente, una burocrazia veloce che aiuti chi vuole fare impresa in Italia e insieme impegnarsi per una società più inclusiva verso stranieri e anziani, per una ricostruzione del tessuto sociale, per un sostegno maggiore alle famiglie. Non c’è contraddizione tra questi obiettivi e la scommessa di una vera “Svolta Civica” può riuscire e rispondere a tante domande del Paese perché, come ha detto di recente il senatore Monti: “coscienza critica e pungolo, ma non certo limitata alla maggioranza di governo o alla politica. È la stessa società civile che necessita di cambiamento. [..]la superiorità del cosiddetto paese reale è solo presunta. Anche la società civile ha i suoi vizi”. Riuscirà il Paese tutto, col partito di Monti o senza, a fare la sua “Svolta Civica”?

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