L’intervento dell’ on. Andrea Romano in aula sullo sblocco dei debiti della PA

L’intervento integrale in Aula dell’on. Andrea Romano al momento delle dichiarazioni di voto.

Signor Presidente, Onorevoli Colleghi,

il provvedimento che oggi finalmente discutiamo in versione definitiva rappresenta un elemento di continuità non solo formale tra due esperienze di governo. L’esperienza dell’esecutivo che è stato guidato da Mario Monti e quella del governo che oggi è presieduto da Enrico Letta.

Due governi profondamente diversi per natura, per legittimazione politica, per contesto storico. Eppure sono due governi che hanno in comune qualcosa, che non è solo la ricerca per ragioni di emergenza di un clima di concordia tra forze politiche che rimangono diverse e distanti. Un clima di concordia che, come si è visto già in questi giorni, è facilmente esposto ai venti distruttivi della propaganda. No, quello che lega e che può legare il governo Monti e il governo Letta è la ricerca pragmatica di soluzioni concrete a problemi reali.

Oggi discutiamo di un’ipotesi di soluzione concreta ad un problema drammaticamente reale. Ovvero al venir meno di una delle condizioni basilari che sostengono qualunque patto di cittadinanza: il pagamento di un debito contratto per l’acquisto di un bene o di un servizio. È una condizione a cui troppo spesso si è sottratta la Pubblica Amministrazione italiana, fino ad accumulare al termine del 2011 un debito pari a circa novanta miliardi di euro nei confronti di chi produce beni e servizi.

Nel corso di questo ventennio gli italiani hanno ascoltato dalla politica tutto e il contrario di tutto intorno ai temi dell’impresa. Vi sono stati partiti che hanno impugnato e impugnano i valori dell’impresa come una spada ideologica, ma che hanno fatto ben poco per rendere concretamente più facile il produrre lavoro e valore. Ve ne sono stati altri che hanno ritenuto possibile – e continuano a ritenere possibile – il ritorno in Italia di politiche industriali promosse dallo Stato e capaci di sostituire la libera iniziativa imprenditoriale.

Ecco, signor Presidente, noi invece crediamo che il miglior modo per agevolare chi produce valore e lavoro non sia la rinascita come per incanto di politiche industriali legate ad un’altra epoca della storia italiana ed europea (e anche ad altri livelli di debito pubblico), ma la creazione di un ambiente favorevole all’attività d’impresa, nello spirito dell’articolo 41 della nostra Costituzione. E un ambiente favorevole all’attività d’impresa è innanzitutto un ambiente nel quale i debiti si pagano velocemente, anche quando quei debiti sono contratti dalla Pubblica Amministrazione.

Ecco perché sosteniamo con convinzione il provvedimento che discutiamo oggi, tanto più urgente di fronte alla crisi di liquidità delle imprese e alla difficoltà di accesso al credito che colpisce da troppi mesi le aziende soprattutto piccole e medie.

Vi sono state in passato altre misure legislative che avevano questo stesso obiettivo, ma tutte hanno scontato pesanti limiti di efficacia. Sia per la grande quantità di casi di esenzione, dietro ai quali potevano nascondersi le pubbliche amministrazioni, sia per l’assenza di sanzioni per le amministrazioni inadempienti.

Forse il provvedimento che discutiamo oggi non è perfetto. Certamente non esaurisce la massa di debiti accumulata dalle pubbliche amministrazioni, come pure sarà indispensabile fare al più presto. Ma esso introduce alcune positive discontinuità rispetto al passato. Ne sottolineo due, tra le più rilevanti.

La prima discontinuità è la previsione precisa di una responsabilità disciplinare e amministrativa per quelle amministrazioni che non producano un elenco completo dei debiti da onorare e da comunicare alle imprese creditrici. Così come la previsione di sanzioni pecuniarie per quei dirigenti responsabili che non provvedano a registrarsi sulla piattaforma elettronica per il rilascio della certificazione dei debiti approntata presso la Ragioneria Generale dello Stato (laddove tale registrazione, nei passati provvedimenti, si configurava solo come facoltativa).

La seconda discontinuità riguarda l’introduzione di un regime di monitoraggio continuo, ad opera delle stesse pubbliche amministrazioni e attraverso la stessa piattaforma elettronica, sui debiti scaduti nei confronti dei fornitori. Si tratta di una misura dovuta all’intervento di Scelta Civica, e in particolare ad una proposta del collega Enrico Zanetti, con la quale di fatto si compie un passo fondamentale verso la parità di diritti tra contribuenti e pubblici amministratori. Così come i contribuenti devono presentare ogni anno la propria dichiarazione dei redditi, i dirigenti della pubblica amministrazione dovranno dichiarare ogni anno quali debiti commerciali sono scaduti, con sanzioni amministrative personali in caso di inadempimento.

E’ una misura che renderà più efficace il monitoraggio della spesa – e più rapida l’adozione di provvedimenti di pagamento come quello che stiamo discutendo oggi – ma soprattutto realizzerà le basi per quella che dovrà essere un’Agenzia delle uscite per combattere sprechi e inefficienze che dovrà affiancarsi all’Agenzia delle entrate allo scopo di rendere il bilancio dello Stato finalmente ispirato a criteri di trasparenza e responsabilità.

E’ inoltre opportuno ricordare con favore alcune delle modifiche più opportune apportate al Senato al testo del decreto.

Ad esempio all’articolo 1, che contiene misure volte a favorire il pagamento dei debiti degli enti locali, escludendo dal patto di stabilità interno (PSI) per un importo complessivo di 5 miliardi di euro, la Commissione Bilancio del Senato ha introdotto un allentamento del patto di stabilità per gli enti locali che non abbiano rispettato, nell’anno 2012, i vincoli del Patto di stabilità interno, in conseguenza del pagamento dei debiti pregressi, prevedendo un’attenuazione delle sanzioni per gli enti locali limitatamente agli importi imputabili a tali pagamenti.

All’articolo 6, che stabilisce che i pagamenti siano effettuati dando priorità ai crediti non oggetto di cessione pro soluto, grazie a un ordine del giorno dei senatori di Scelta Civica Luigi Marino e Linda Lanzillotta, è stata introdotta la giusta distinzione non tra crediti pro solvendo e pro soluto, ma tra crediti ceduti, o vincolati al rimborso delle banche come nel caso degli anticipi su fatture, sulla base di rapporti continuativi e ripetuti e crediti ceduti una tantum.

Nel primo caso, il pagamento consente, o meglio dovrebbe consentire, una riapertura o il mantenimento delle linee di finanziamento esistenti e la prosecuzione dell’attività d’impresa, con effetti benefìci sull’economia. Nel secondo, indipendentemente dalla natura pro solvendo o pro soluto della cessione, il pagamento andrà semplicemente ad estinguere un debito bancario, senza alcun effetto positivo per il sistema.

Grazie al nostro ordine del giorno il governo valuterà l’opportunità di adottare iniziative anche di tipo normativo per perfezionare le disposizioni del provvedimento allo scopo di evitare che l’ordine di priorità nel pagamento dei debiti previsto dall’articolo 6, comma 1, implichi un’ingiustificata discriminazione tra forme di finanziamento se non uguali nella forma, molto simili nella sostanza e il conseguente rischio di blocco o significativo pregiudizio per le operazioni di finanziamento pro soluto attualmente in essere con gravissime ricadute per il sistema delle imprese.

All’articolo 7, per effetto di una modifica apportata dalla Commissione Bilancio del Senato che Scelta Civica aveva presentato già alla Camera, si inserisce la categoria dei professionisti tra quelle che hanno diritto a in materia di ricognizione dei debiti contratti dalla P.A., e si prevede che le amministrazioni pubbliche debitrici ai fini della certificazione delle somme dovute per somministrazioni, forniture, appalti e obbligazioni relative a prestazioni professionali ai sensi della disciplina vigente, sono obbligate a registrarsi sulla piattaforma elettronica per la gestione telematica del rilascio delle certificazioni.

In conclusione, Signor Presidente, Scelta Civica legge in questo provvedimento non solo un atto di buon senso con il quale lo Stato risponde finalmente all’emergenza creditizia e di liquidità del sistema delle imprese. Ma anche un primo e significativo passo lungo quel percorso di riforme su cui questo Governo dovrà rapidamente muoversi, come ha ricordato il Presidente del Consiglio davanti a questa Camera dei Deputati lo scorso 29 aprile, se vorrà non tanto puntare a sopravvivere ma soprattutto se vorrà rispondere all’emergenza economica e sociale con provvedimenti rapidi e incisivi di riforma. Grazie.

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