Pietro Ichino (SC): L’UDC non è un coccio di Scelta Civica

“[…]Nessun giornale – neppure uno – ha speso una sola parola per dare conto del fatto che nelle ultime settimane Scelta Civica, senza un soldo e basandosi soltanto sul volontariato dei propri sostenitori (ma anche senza attriti interni rilevanti, almeno in questo passaggio), si è data una struttura organizzativa in tutte le regioni e province; ha articolato la propria struttura centrale in venti dipartimenti politico-programmatici, ciascuno con a capo un responsabile dotato di grande competenza; ha elaborato e presentato al Presidente del Consiglio nove progetti molto impegnativi, su altrettanti problemi cruciali per il futuro dell’economia italiana, mirati a rendere più incisiva l’azione del Governo per rimettere in moto l’economia e al tempo stesso ad accelerare il cammino delle riforme strutturali di cui il Paese ha urgente bisogno.[…]” così Pietro Ichino scrive in un articolo del suo blog, commentando gli eventi di questi giorni ed il dibattito riportato sulla stampa. L’articolo completo lo si trova qui. Il suo intervento sul blog ribadisce quanto già Ichino aveva dichiarato in un intervista a Italia Oggi rispondendo così alle prime tre domande dell’intervistatore:

“…Senatore, ma Scelta civica è davvero “in cocci” come ha scritto qualcuno? Così ha titolato il Corriere della Sera ieri, per dare la notizia che la fusione con l’UdC, proposta dalla stessa UdC, non si farà. Ma l’UdC non fa parte di Scelta Civica. Era davvero un titolo sbagliato. Anche perché, al contrario, nelle ultime settimane la nostra neonata formazione politica ha mostrato una grande compattezza su alcune scelte molto incisive.

Quali?

Abbiamo individuato nove priorità programmatiche molto impegnative, per noi e soprattutto per la maggioranza di cui facciamo parte. Giovedì le abbiamo presentate personalmente a Enrico Letta, chiedendogli che entrino nell’agenda di Palazzo Chigi.

Quali sono per voi i più urgenti?

Urgentissimo è il provvedimento che proponiamo per consentire l’anticipazione bancaria del pagamento dei debiti dello Stato verso le imprese: li si possono coprire tutti in tre mesi, immettendo nel sistema 50 miliardi. E le banche sarebbero felici di farlo, con la garanzia statale che proponiamo, perché sarebbero mutui che non richiederebbero alcuna ricapitalizzazione, secondo le regole di Basilea. Poi c’è il lavoro…”

l’intervista completa la si trova qui

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