Dibattito sulla fiducia al Senato, Senatrice Giannini

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Giannini. Ne ha facoltà.
GIANNINI (SCpI). Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, signori Ministri, cari colleghi, sono molto lieta di prendere la parola in occasione del dibattito sulla fiducia a questo Governo, nuovo nella sostanza e innovativo nella forma e nel metodo con cui è stato costituito. Un Governo di pacificazione nazionale che – posso dire – sembra più l’avvio, l’inizio di un nuova stagione politica che non la conclusione di un’epoca molto avara e molto complicata per l’Italia e per l’Europa, e che riparte con il coraggio degli innovatori da alcune parole chiave che vorrei richiamare in questo breve intervento: rigore, responsabilità, sviluppo e fiducia.
Parole antiche, anche nel lessico della politica, ma – vogliamo dirlo? – forse un po’ dimenticate nel successo editoriale dell’attualità e a cui vorremmo restituire tutto il potere descrittivo e operativo che la sua relazione ha evocato, signor Presidente del Consiglio, grazie al lavoro comune che inizia anche in quest’Aula oggi.
Questo lavoro comune si fonda – lo ha detto anche lei – su un base solida di risanamento e di disciplina di bilancio che il Governo Monti ha saputo, con misure molto dolorose quanto efficaci, produrre avviando anche un percorso riformista che non può e non deve essere trascurato.
In ciascuna di queste parole Scelta Civica per l’Italia si riconosce pienamente, poiché esse esprimono con chiarezza i principi con cui affrontare in un progetto politico di lungo termini (finalmente, ce lo auguriamo) i problemi più urgenti del presente, ma anche i valori su cui costruire il futuro e gli strumenti con cui realizzarlo, cioè un modello di Paese. C’è molto futuro nella sua relazione, e questo è molto apprezzabile.
I mali sono noti. Non li elenco in maniera esaustiva, ma li conosciamo: disoccupazione, inattività lavorativa, soprattutto giovanile e femminile, disgregazione e crescente squilibrio sociale, mancanza di competitività internazionale, asfissia burocratica, pressione fiscale, e potremmo continuare. Insomma,
tutto ciò che continua ad ostacolare il percorso italiano verso la nuova Europa e che anche a nostro avviso rappresenta l’insostituibile orizzonte politico in cui inserire l’agire politico, sociale e culturale del nostro Paese.
Ma sulla concretezza e sulla rapidità dei mezzi e rimedi chiediamo al Governo un impegno preciso e una gerarchia di priorità di intervento. Cito solo alcuni esempi strategici: in primo luogo lavoro e occupazione qualificata, con particolare riferimento alla necessaria introduzione di criteri di flessibilità e di incentivazione nelle assunzioni di giovani e donne. Il ritardo sull’Agenda di Lisbona per l’occupazione femminile è ormai veramente inaccettabile.
In secondo luogo, innovazione, intesa soprattutto come metodo e strumento di collegamento tra il mondo della ricerca e il mondo dell’impresa e della produzione industriale, concretamente applicata in quei settori strategici nei quali dobbiamo recuperare un forte ritardo. L’agenda digitale in questo settore è una priorità per Scelta Civica. Ancora, coesione sociale: il disagio delle fasce deboli della società sembra aver trovato risposte parziali nel programma illustrato. Scelta Civica chiede misure più esplicitamente rivolte al sostegno alle famiglie e alla cura della persona – anziani e disabili – anche in forma di deleghe specifiche.
Integrazione: nelle nostre scuole la percentuale di bambini stranieri sfiora e talvolta supera il 10 per cento. Sono figli di fughe, talvolta per disperazione, da Paesi davvero lontani, dal punto di vista fisico e anche culturale, che chiedono istruzione oggi per un lavoro qualificato domani, per diventare cittadini italiani, e questo è un punto davvero importante.
Istruzione e la ricerca. Lei ha parlato di liberare le migliori energie del Paese: ritengo che sia decisivo inserire finalmente la filiera formativa, dalla scuola all’università alla formazione professionale, nel cuore dell’agenda politica di questo Governo. Valorizzare i talenti autoctoni e saper attrarre talenti stranieri non è più una virtù: deve essere, nell’Europa della conoscenza, un obiettivo politico molto preciso. Il 3 per cento di studenti stranieri nelle nostre università oggi è un ritardo, ma è meglio di ieri. Sarà però insufficiente subito, domani.
L’Europa del rigore ha impiegato tempi molto lunghi per capire la portata innovativa del concetto di investimento pubblico per la crescita: concetto che, anche su iniziativa italiana, è stato con precisione introdotto nel Consiglio europeo del 28 e il 29 giugno 2012.
La spesa in istruzione, formazione e ricerca, signor Presidente, è un investimento nel capitale umano inteso come strumento fondamentale per lo sviluppo dell’individuo e per il miglioramento e l’evoluzione della società: ciò di cui abbiamo bisogno in Italia e in Europa. Ammettere questo principio tra i criteri di stesura del bilancio significa considerare per ciascuno Stato la qualità della spesa e poterla dedurre dal calcolo del deficit e del debito. Sul piano tecnico significa un cambiamento epocale; sul piano culturale, una rivoluzione; sul piano politico, il crollo di un alibi. Se sgombreremo il campo da alibi e restituiremo alla politica il respiro del lungo termine, potremo anche restituirle la sua funzione primaria: scegliere e decidere per il bene comune in rappresentanza dei cittadini e della Nazione. (Applausi dai Gruppi SCpI e PD).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Pezzopane. Ne ha facoltà .

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