Discussione sulla fiducia : intervento del sen.Susta

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Susta. Ne ha facoltà.
SUSTA (SCpI). Signor Presidente del Senato, signor Presidente del Consiglio, colleghi senatori, Scelta Civica per l’Italia esprime la propria soddisfazione per la conclusione positiva di una fase in cui sembrava smarrito il senso e il ruolo della politica, della sua capacità di prendere per mano una Nazione, il proprio popolo, smarrito di fronte ai nuovi problemi che il mondo globalizzato ci pone, che la crisi finanziaria ha aggravato e che il progressivo venir meno della fiducia nelle Istituzioni, anche (se non soprattutto) per la nefandezza a cui si è assistito nel rapporto tra classe dirigente e cosa pubblica, ha fortemente compromesso. Questa conclusione era quella che Scelta Civica per l’Italia aveva auspicato fin dal giorno dopo le elezioni, quando appariva immediatamente chiaro che il risultato elettorale non avrebbe consentito una maggioranza chiara e omogenea e che quindi solo un Governo fondato sulla convergenza di forze diverse avrebbe potuto dare un profilo costituente e riformatore alla legislatura, ampliando, integrando e completando quanto impostato e realizzato dal Governo guidato dal professor Monti, al quale va la nostra gratitudine per il contributo essenziale dato all’Italia affinché rimanesse ancorata all’Europa e al club dei grandi protagonisti dell’economia mondiale.
Signor Presidente, grazie per il suo serio, forte e argomentato linguaggio della verità. Ci auguriamo che il Parlamento, le forze politiche e tutti coloro che le hanno promesso un monitoraggio minuto per minuto abbiano anche colto lo stesso spirito costruttivo con cui lo abbiamo colto noi e con la consapevolezza che un così ambizioso disegno necessita di tempo.
Il linguaggio della verità ci impone però di dire che certamente sulla crisi hanno pesato i disequilibri di una finanza globale che ha voluto diventare essa stessa economia che certamente pesa una costruzione europea non completa che grava sulla nostra moneta, che certamente pesa l’aggressività dei Paesi in via di sviluppo sul nostro apparato produttivo. E potrei continuare sulle cause a noi esterne che richiedono quel protagonismo europeo ed internazionale, molto ben delineato nella sua relazione.
Però lei sa che non sono solo queste le cause: com’è stato evidenziato nella sua relazione, c’è un gap che riguarda noi, il sistema Italia, che lei ha ben disvelato con autorevole determinazione nel suo intervento e che fa la differenza tra il nostro ed altri Paesi europei, che pure sono come noi dentro a quest’Europa, dentro a questo mondo, e che hanno questa moneta. Tale gap è l’inefficienza e l’inefficacia di uno Stato invasivo che penalizza i produttori, che scoraggia gli investitori.
Signor Presidente, è necessario assecondare il bisogno di crescita e di politiche antirecessive, ma il rigore, che non è il frutto del masochismo di qualcuno, è altrettanto indispensabile. Sappiamo che non possiamo fare crescita e sviluppo solamente incrementando debito pubblico o allentando i parametri imposti a livello europeo, quei parametri che ci consentiranno di costruire un’Unione politica e monetaria fondata sulla solidarietà, sulla mutualizzazione del debito, sull’emissione degli eurobond che saranno indispensabili per la crescita.
Per uscire dalla crisi dobbiamo superare questo gap, queste inefficienze della pubblica amministrazione. D’ora in poi le indispensabili riforme istituzionali devono essere al centro della nostra attenzione, ma sappiamo che queste non bastano se la pubblica amministrazione non torna ad essere amica e non controparte dei cittadini, soprattutto delle forze produttive del Paese, se non affrontiamo i nodi della giustizia negata, della piccola e grande illegalità.
Uno Stato più leggero, quindi, che spende meno; uno Stato che finanzia le politiche di sviluppo da lei orientate con maggiori liberalizzazioni, maggiori privatizzazioni, con una valorizzazione del patrimonio pubblico per diminuire il debito che, come lei sa, non può essere risolto solo con la crescita. Bisogna liberare le energie della società civile, rimuovere gli ultimi ma pesanti ostacoli ad un mercato interno ed europeo secondo le indicazioni che il professor Monti diede alla Commissione europea alcuni anni fa e sulle quali occorre un grande impegno di questo Governo che non deve mai dimenticare di essere colegislatore europeo.
Signor Presidente, sappiamo quanto grave e quanto greve sia il peso che le è stato affidato. Noi le siamo umanamente e politicamente vicini.
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Bertorotta. Ne ha facoltà.

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