L’Irpef non si tocca, slitta il decreto salda debiti

grilliRoma, 03-04-2013

Rinviato ai prossimi giorni il Consiglio dei ministri che oggi doveva definire testo del
decreto sui debiti commerciali della PA. Il ministro Grilli, d’accordo con Passera, ha infatti manifestato a Monti la necessità di “proseguire gli approfondimenti” dopo le
risoluzioni approvate ieri da Camera e Senato.

Il Consiglio dei ministri era già stato rinviato stamattina: inizialmente previsto alle 10 era stato fatto slittare alle 19. Ora il nuovo rinvio.

Il cammino del decreto legge sui debiti della PA diventa con il passare del tempo semper più insidioso: perora non prevede l’anticipo dell’addizionale Irpef ma rischia di essere applicato solo in parte e di acuire la spaccatura gia’ esistente tra Regioni di ‘serie A’, virtuose, e Regioni di ‘serie B’. La facoltà di aumentare nuovamente
l’addizionale Irpef è stata richiesta proprio da alcune Regioni più in difficoltà con i conti, preoccupate di non riuscire a restituire l’anticipo di cassa da parte dello
Stato: senza la leva fiscale che garantisca loro la possibilità di rimborsare questo anticipo, le Regioni – secondo autorevoli fonti tecniche – non chiederanno alcuna
anticipazione di cassa e non daranno liquidità alle imprese, restando ferme.

Non sono state sufficienti le riunioni tecniche per sbrogliare la questione, mentre il dipartimento degli Affari giuridici e legislativi della presidenza del Consiglio sta
valutando se aprire il decreto ad altre norme, per esempio il rinvio della Tares che, però, costa più un miliardo. Dove trovarlo?

L’aumento dell’addizionale regionale di 1,1 punti percentuali è previsto dal decreto legislativo ‘federalista’ numero 68 del 2011 a partire dal 2014, mentre l’incremento
di 0,5 punti percentuali fissato per quest’anno è già stato applicato da Monti.

L’alternativa potrebbe essere, al solito, una riduzione delle spese: ma anche qui è pressoche’ impossibile operare nuovi tagli lineari.

La risposta, con la messa a punto del meccanismo che consentirà di immettere liquidità (40 miliardi) nel sistema, è sorvegliata dalla Commissione europea che ha già permesso al rapporto deficit/Pil di salire al 2,9% quest’anno, una soglia troppo pericolosa per poter avallare una ‘copertura’ che non sia a tenuta stagna.

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