RIELEZIONE DI GIORGIO NAPOLITANO PER I PARTITI OCCASIONE STORICA PER DARE UNA SVOLTA AL NOSTRO PAESE.

Sabato 20 Aprile, è stato eletto il Presidente della Repubblica, o meglio è stato rieletto Giorgio Napolitano il Presidente uscente. Questa Nomina è particolare per diverse ragioni.

È il primo PdR a essere rieletto nella storia repubblicana italiana, la sua riconferma è sostanzialmente dovuta a uno stallo delle forze politiche in parlamento. In questi giorni si è consumato un dramma che non ha coinvolto solo il PD dove sono emerse chiaramente le fratture tra le diverse posizioni interne e la conseguente implosione del partito, ma l’incapacità del PD di imporsi è figlia di errori cumulati in anni e anni di politica basata sulla delegittimazione e l’insulto dell’avversario politico dove sono venuti a mancare i valori, gli ideali, come collante e base su cui costruire un partito coeso. L’unico elemento di coesione negli ultimi decenni è stato l’odio per l’avversario politico, l’insulto, la totale mancanza di rispetto, sia da destra che da sinistra. Quest’odio strisciante che si è accumulato ha contribuito a creare l’astio verso la politica, alimentando l’antipolitica e contribuendo alla nascita del M5S. Movimento di protesta, di rabbia, che raccoglie tutti questi sentimenti negativi, che accumulati possono dare origine solo alla distruzione e non a impulsi vitali e positivi di costruzione e sviluppo.

Il nostro Paese è in piena crisi e necessità di riforme urgenti per ripartire, ma per fare ciò richiede dedizione, spirito di sacrificio, abbandonare la mentalità del tutto subito, tutto è un diritto, perché va ricordato che per ogni diritto c’è un dovere. Una società che si basa solo su diritti è destinata a crollare in brevissimo tempo.

Ecco, la rielezione di Napolitano, paradossalmente segna una svolta, ha sottolineato la paralisi politica, mostrando l’incapacità delle maggiori forze politiche di accordarsi intorno ad altri nomi, quali poteva essere la Cancellieri.

Napolitano accettando l’incarico ha dimostrato di amare la propria Nazione al di sopra di ogni altra cosa.

Il suo senso del dovere e di responsabilità sono encomiabili, sulle sue spalle ora si è caricato il peso e la responsabilità, di raccogliere i cocci, di anni di malversazioni, di mala politica, di distruzione dei valori e della cultura. Il compito che lo attende non è semplice: deve ricucire un Paese esasperato dalla crisi, con la sua classe politica e dirigente, deve riappacificare i partiti, che si sono delegittimati a vicenda per anni, deve trovare punti di dialogo col M5S. Tutti questi “deve” sono però strettamente correlati ai doveri dei partiti.

I partiti devono abbandonare le vecchie faide, devono abbandonare la politica dell’insulto e della delegittimazione reciproca, devono abbandonare l’aria saccente di autosufficienza, devono aprirsi al confronto, all’ascolto delle persone, ma anche essere disponibili a confrontarsi tra di loro, al dialogo, devono abbandonare logiche di insulto e delegittimazione, ma dialogare su idee programmi, su cose concrete da fare e affrontare. Non ci possiamo permettere di continuare con la politica della delegittimazione e dell’odio politico. Questo momento di crisi deve servire a tutti per crescere, per ritornare ad occuparci di buona politica, del bene pubblico. Se vogliamo bene al nostro paese e vogliamo vederlo crescere, dobbiamo abbandonare le divisioni, compattarci e pensare a come risolvere i problemi, unendo le forze di tutti coloro che vogliono darsi da fare con pazienza e buona volontà, abbandonando le divisioni ed i contrasti.

Di cosa è capace il popolo italiano quando si unisce e abbandona le divisioni, l’abbiamo già visto nel ’46, quando Socialisti, Cattolici e Comunisti, si sono seduti intorno a un tavolo riuscendo a scrivere la Costituzione ritenuta la più bella del mondo!

Quindi lasciamo le divisioni, l’insulto che provocano solo danni e dolore al Paese già martoriato dalla crisi economica, ma sediamoci intorno a un tavolo lavorando tutti insieme per un unico scopo: il bene della Nazione.

Napolitano con la sua esperienza e col suo spirito di servizio ha la capacità di poter unire e agevolare questo processo di armonizzazione, per il progresso dell’Italia.

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