Marazziti: niente scorciatoie, ma il nodo sulla cittadinanza va sciolto

“Stia tranquillo, chi teme sbarchi di immigrate partorienti, disposte a tutto pur di accaparrarsi cittadinanze last minute per i figli. Preoccupazioni fuor di luogo, rassicura Mario Marazziti. «L’introduzione di uno ius soli temperato e dello ius culturae – spiega – nasce proprio per evitare automatismi o scorciatoie. Dare la cittadinanza agli immigrati di seconda generazione – assicura il parlamentare – non significa ridurre l’identità nazionale o svenderla, piuttosto serve ad accrescerla. Al di là di un’esigenza di giustizia per chi è nato qui, conviene al Paese e alla sua sicurezza evitare che tanti giovani che si sentono – e vogliono essere – italiani si percepiscano di fatto rifiutati. Perché un’identità incerta può spingere a scelte antagoniste».

Deputato di “Scelta civica per l’Italia”, Marazziti ha depositato un progetto di legge con la collega Milena Santerini, già sottoscritto anche dai colleghi del Pd Bobba, Realacci e Verini. Un testo che si propone di raccogliere adesioni anche dal Pdl e dal M5S. Ex portavoce di Sant’Egidio, Marazziti ha accettato di portare avanti questa «battaglia di umanizzazione», lanciata dalla Comunità fin dal 2004, stavolta come legislatore, dopo vari «no grazie» detti alla politica: a Veltroni, che lo voleva vicesindaco, al centrosinistra, che gli chiese due volte di candidarsi alla presidenza del Lazio.

Tema politico caldo, la cittadinanza. Le dichiarazioni del ministro per l’Integrazione Kyenge – ora precisate – hanno sollevato un vespaio.
È un tema che va sottratto alla politica e affidato all’iniziativa del Parlamento. Il nostro progetto è stato depositato prima dell’intervento del ministro. Il tempo per affrontarlo è maturo, dopo 20 anni di ideologizzazione. È una realtà che già esiste e va regolata.

I “nuovi italiani” nelle nostre scuole…
Il 70% dei nostri connazionali si stupisce quando scopre che i compagni di scuola dei loro figli, nati da stranieri ma che parlano con l’accento dialettale e amano il calcio, non hanno la cittadinanza.

Qualcuno dice però: l’integrazione è nei fatti, dov’è quest’urgenza?
Siamo quasi alla terza generazione, senza avere ancora sciolto i nodi delle seconde. Oggi abbiamo 4,5 milioni di immigrati, oltre 4 sono regolari, la metà ha il permesso di soggiorno da più di 5 anni. Sono una realtà stabile. I minori sono 993mila, 420mila dei quali nati qui. Uno straniero su quattro è minorenne. A scuola sono l’8%. È un problema non rinviabile: questi bambini nati in Italia spesso non sono mai stati nel Paese dei genitori né parlano la loro lingua, ma fino a 18 anni sono in un limbo. L’Italia ha interesse che questa identità si rafforzi alla radice. Di fatto sono italiani, formalmente non sono né stranieri né italiani. È la generazione «né-né» che sconta problemi pratici e discriminazioni: nelle gite scolastiche all’estero, perché fuori Schengen, o a 18 anni, quando devono chiedere di diventare italiani in un Paese che per 18 anni gli ha detto che non lo sono. Rischiamo una generazione di cittadini disaffezionati al “loro” Paese.

Con i rischi legati alla ricerca di identità alternative: gang etniche, organizzazioni fondamentaliste?
Identità arrabbiate, “contro”, tipo banlieu. Già sono ragazzi che hanno maggiori difficoltà scolastiche, anche se con molte eccezioni. Oggi le cittadinanze concesse dopo 10 anni sono pochissime, nel 2010 solo 66mila. E servono almeno altri 3 anni per le pratiche. Una mia amica somala, Zeinab Dolal, laureata, ha impiegato 18 anni per averla. Esaminavano la pratica dopo un anno e mezzo e il certificato di residenza, che dura un anno, scadeva…

Quale procedura proponete?
Lo ius sanguinis va superato con uno ius soli temperato. Due i casi previsti: cittadinanza per chi nasce in Italia, con almeno uno dei genitori già regolarmente soggiornante in Italia da 5 anni. E cittadinanza concessa su richiesta del ragazzo, nato in Italia oppure entrato entro il quinto anno, quando ha 18 anni compiuti, se ha soggiornato regolarmente. Poi c’è lo ius culturae: cittadinanza su richiesta dei genitori per il figlio non nato in Italia, ma che ha concluso positivamente un ciclo di studi: elementari o medie o superiori. Per gli adulti, infine, passiamo dai 10 anni attuali a 5, come nella maggior parte dei paesi dell’Ue. È previsto anche il riacquisto della cittadinanza italiana per gli italiani all’estero in passato costretti a perderla. Cittadinanza, infine, anche per gli apolidi. Perché avere più italiani crea più coesione sociale e più sicurezza.

Luca Liverani
© riproduzione riservata
http://www.avvenire.it/Politica/Pagine/marazziti-ius-soli-immigrati.aspx

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