La scommessa generosa di Mario Monti

In questi giorni si susseguono sui giornali gli editoriali di commento alla fine del governo Monti. Le analisi sulle cose fatte sono le più svariate e dipendono strettamente dall’ orientamento politico dell’editorialista eppure su una cosa sembrano essere tutti concordi: ‘ Monti non doveva candidarsi; se sfiduciato, anche se in modo inufficiale da Alfano, Monti fosse rimasto in silenzio o si fosse ritirato in un nobile e aristocratico disinteresse avrebbe certamente reso un servizio migliore all’Italia’. Secondo questi commentatori, insomma Monti ha voluto strafare e travolto da un eccesso di ambizione ora è rimasto senza nulla.
Su questo vorrei soffermarmi, in primis sulla nullificazione di un movimento politico che, nato in appena un mese, ha raggiunto il 10% delle preferenze, conta 40 deputati, ha espresso tre ministri ed ha avuto il voto di 3’000’000 di elettori. Sicuri che aver messo in campo una forza di questo tipo non sia stato importante? Banalmente, come detto dallo stesso Monti, ha impedito al centrodestra di vincere le elezioni e di esprimere il Presidente della Repubblica, poi ha portato in campo forze ed energie nuove. Poteva raggiungere risultati più rilevanti, certo, ma vi sono forze politiche storiche come la Lega o Sinistra Ecologia e Libertà che da un risultato come quello di Scelta Civica sono rimaste ben lontane.
Ha portato alla candidatura di personalità di spicco del mondo dell’associazionismo come Andrea Olivero delle Acli o Mario Marazziti della Comunità di Sant’Egidio, imprenditori come Bombassei o servitori delle istituzioni come Enzo Moavero. Ha sollevato temi. Contribuire alla nascita di un partito che cerca di dare un contributo tematico diverso e di valorizzare al massimo la società civile non è forse positivo? Certo non paga nel breve tempo, ma qui vi è tutta la generosità di Monti nell’operazione Scelta Civica, fare una campagna elettorale e prestarsi nel dare visibilità ad un movimento nascente e poi farsi da parte nel momento in cui esso va a costituirsi (niente incarichi di partito), lavorare propositivamente per dare al paese un Presidente della Repubblica con una buona candidata come la Cancellieri, per poi confluire sull’insperata disponibilità di Napolitano, disponibilità più volte richiesta da Monti.
Richiesto su quale fosse il suo candidato ideale alla presidenza della repubblica, Monti disse non mi spiacerebbe Bonino,ma il mio candidato e’ Napolitano. Sulla presunta sete di poltrone del Professore l’abbiamo visto dare il buon esempio rinunciando ad un ministero prestigioso come quello degli Esteri per non mettere in difficoltà Letta che avrebbe dovuto giustificare la presenza di Monti e l’esclusione dei big Pdl.
Si possono avere pareri più svariati sulla valutazione dell’azione del governo Monti, sulla conduzione della campagna elettorale, ma se la colpa di Monti candidandosi e’ stata quella di perdere l’aura di tecnico e dunque di non essere più il candidato super partes ideale per la presidenza della Repubblica, non si può poi accusarlo di essersi candidato per una brama di potere che avrebbe facilmente soddisfatto rimanendo fuori dalla partita elettorale. La partita di Scelta Civica, il suo diventare una formazione politica adulta e radicata sul territorio e’ ora in corso se saprà essere una forza di cambiamento e democratica al suo interno penso che verrà riconosciuto a Monti di aver contribuito molto di più al bene del paese aggiungendo al suo panorama politico una forza non populista e responsabile che ottenendo, certamente con più soddisfazione personale ed un plauso immediato, importanti cariche di garanzia come la presidenza della Repubblica. I primi disegni legge presentati in Parlamento sulla trasparenza, sulla sperimentazione di forme contrattuali più flessibili e sulla cittadinanza ai minori stranieri nati in Italia fanno già vedere un segno di attenzione non propagandistica a tematiche fondamentali come Pa, lavoro e diritti e fanno ben sperare che la scommessa del professore valga la posta.

RIELEZIONE DI GIORGIO NAPOLITANO PER I PARTITI OCCASIONE STORICA PER DARE UNA SVOLTA AL NOSTRO PAESE.

Sabato 20 Aprile, è stato eletto il Presidente della Repubblica, o meglio è stato rieletto Giorgio Napolitano il Presidente uscente. Questa Nomina è particolare per diverse ragioni.

È il primo PdR a essere rieletto nella storia repubblicana italiana, la sua riconferma è sostanzialmente dovuta a uno stallo delle forze politiche in parlamento. In questi giorni si è consumato un dramma che non ha coinvolto solo il PD dove sono emerse chiaramente le fratture tra le diverse posizioni interne e la conseguente implosione del partito, ma l’incapacità del PD di imporsi è figlia di errori cumulati in anni e anni di politica basata sulla delegittimazione e l’insulto dell’avversario politico dove sono venuti a mancare i valori, gli ideali, come collante e base su cui costruire un partito coeso. L’unico elemento di coesione negli ultimi decenni è stato l’odio per l’avversario politico, l’insulto, la totale mancanza di rispetto, sia da destra che da sinistra. Quest’odio strisciante che si è accumulato ha contribuito a creare l’astio verso la politica, alimentando l’antipolitica e contribuendo alla nascita del M5S. Movimento di protesta, di rabbia, che raccoglie tutti questi sentimenti negativi, che accumulati possono dare origine solo alla distruzione e non a impulsi vitali e positivi di costruzione e sviluppo.

Il nostro Paese è in piena crisi e necessità di riforme urgenti per ripartire, ma per fare ciò richiede dedizione, spirito di sacrificio, abbandonare la mentalità del tutto subito, tutto è un diritto, perché va ricordato che per ogni diritto c’è un dovere. Una società che si basa solo su diritti è destinata a crollare in brevissimo tempo.

Ecco, la rielezione di Napolitano, paradossalmente segna una svolta, ha sottolineato la paralisi politica, mostrando l’incapacità delle maggiori forze politiche di accordarsi intorno ad altri nomi, quali poteva essere la Cancellieri.

Napolitano accettando l’incarico ha dimostrato di amare la propria Nazione al di sopra di ogni altra cosa.

Il suo senso del dovere e di responsabilità sono encomiabili, sulle sue spalle ora si è caricato il peso e la responsabilità, di raccogliere i cocci, di anni di malversazioni, di mala politica, di distruzione dei valori e della cultura. Il compito che lo attende non è semplice: deve ricucire un Paese esasperato dalla crisi, con la sua classe politica e dirigente, deve riappacificare i partiti, che si sono delegittimati a vicenda per anni, deve trovare punti di dialogo col M5S. Tutti questi “deve” sono però strettamente correlati ai doveri dei partiti.

I partiti devono abbandonare le vecchie faide, devono abbandonare la politica dell’insulto e della delegittimazione reciproca, devono abbandonare l’aria saccente di autosufficienza, devono aprirsi al confronto, all’ascolto delle persone, ma anche essere disponibili a confrontarsi tra di loro, al dialogo, devono abbandonare logiche di insulto e delegittimazione, ma dialogare su idee programmi, su cose concrete da fare e affrontare. Non ci possiamo permettere di continuare con la politica della delegittimazione e dell’odio politico. Questo momento di crisi deve servire a tutti per crescere, per ritornare ad occuparci di buona politica, del bene pubblico. Se vogliamo bene al nostro paese e vogliamo vederlo crescere, dobbiamo abbandonare le divisioni, compattarci e pensare a come risolvere i problemi, unendo le forze di tutti coloro che vogliono darsi da fare con pazienza e buona volontà, abbandonando le divisioni ed i contrasti.

Di cosa è capace il popolo italiano quando si unisce e abbandona le divisioni, l’abbiamo già visto nel ’46, quando Socialisti, Cattolici e Comunisti, si sono seduti intorno a un tavolo riuscendo a scrivere la Costituzione ritenuta la più bella del mondo!

Quindi lasciamo le divisioni, l’insulto che provocano solo danni e dolore al Paese già martoriato dalla crisi economica, ma sediamoci intorno a un tavolo lavorando tutti insieme per un unico scopo: il bene della Nazione.

Napolitano con la sua esperienza e col suo spirito di servizio ha la capacità di poter unire e agevolare questo processo di armonizzazione, per il progresso dell’Italia.